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La Pasta della Foresteria si chiama “Sabatino”

Che il benessere sia di casa, qui alla Foresteria, è ormai cosa risaputa. Così come non è segreto l’impegno che i nostri amici riversano nella cura dell’ambiente, nel rispetto dei campi che coltivano e della tradizione in cui si sono insediati, in maniera definitiva ma in punta di piedi, con rispetto.

La pasta, quindi, non poteva che essere quella di Sabatino. Territoriale al cento per cento, gustosa, frutto di una ricerca che guarda al passato, recuperandone i buoni principi perduti, che tuttavia strizza l’occhio speranzosa ad un futuro più sano e sostenibile.

Si perché la Pasta di Sabatino nasce a Sassoferrato da un grano cosiddetto antico, ovvero un antenato dei moderni grani duri ibridati, dal nome Saragolla. Le caratteristiche benefiche di questo cereale lo rendono digeribile anche per gli stomaci più intolleranti al glutine, come accade al piccolo Mirco, figlio di Sabatino, poiché ne contiene una percentuale più fisiologica, senza tralasciare il consistente apporto di proteine, amminoacidi, vitamine e sali minerali, tra cui il selenio e il beta carotene.

Ecco che questa sua povertà in termini di glutine lo rende preziosissimo, benché più tenace da coltivare, meno redditizio in termini di quantitativo prodotto per ettaro e certamente più complicato da pastificare rispetto alle qualità ibridate.

Ogni pacco di pasta, perciò, contiene fatica, ricerca, fallimenti e poi altri tentativi tenaci che hanno condotto i due nostri eroi al successo.

Ecco che la similitudine sorge spontanea con il vino prodotto qui, da Filodivino: entrambi naturali, entrambi un valore aggiunto per il patrimonio agro-alimentare regionale, che va perpetuato e, sopratutto, ambedue nati dalla passione e dalla forza di volontà di uomini lungimiranti e dallo spirito imprenditoriale.

Correva l’anno 2009 quando Sabatino e Bruno si incontrarono in paese e, tra una chiacchiera e l’altra, nacque il sodalizio: il primo, perito agrario con il pallino del biologico, l’altro ingegnere, confinato per anni in Russia per contratti di lavoro, dove ben presto si disinnamorò della pasta e del grano coltivato come fosse merce di scarto, secondo logiche quantitative più che qualitative e, per di più, in zone inquinate. Concordarono che occorreva fare qualcosa, che serviva un grano giusto, una filosofia che puntasse ad un prodotto buono e di altissima qualità, senza compromessi.

Oggi, grazie a loro, Giovanni Biagioni, fedele chef della Foresteria, si sbizzarrisce e porta in tavola questo eccellente prodotto nelle modalità più svariate, concentrando creatività e capisaldi tradizionali, certo del valore che impiatta e condisce, certo che i clienti lo apprezzeranno a partire dal primo boccone, fino alla fine del processo digestivo.

Giovanni non vede l’ora che la cucina riapra, ha già in serbo un’intera primavera da cucinare, grazie anche al sostegno dei fedeli partner di Sassoferrato.

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