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Marta Mancini e la Foresteria che racconta l’arte

Un giorno alla Foresteria arriva una telefonata speciale; Alberto, rispondendo al telefono, ancora non lo sapeva che sarebbe stata una telefonata positiva, di quelle che arricchiscono le giornate. Si perché la casa era ancora un cantiere aperto, la piscina era appena stata scavata e la fantasia doveva ancora lavorare molto per immaginare e trasmettere il relax che oggi la struttura offre.

Quando squillava il telefono, in quei giorni, dall’altro capo c’erano problemi da risolvere, strade in salita e molta polvere. E’ vero, l’arredamento delle camere era stato già deciso, i colori delle pareti e dell’intera struttura avevano già trovato la loro ragione d’essere, in quel tono su tono con il paesaggio esterno, un toccasana equilibrato per le persone impegnate nel caos a salire e scendere le scale, a pulire, a scattare le prime immagini, a pensare, smontando e rimontando, gli ultimi dettagli. Tuttavia, nonostante i continui progressi, le ultime giornate, quelle della “messa a punto” prima della scena, sono sempre le più faticose.

La telefonata di Marta ha chiuso il cerchio e dato una marcia in più, perché appena la Foresteria ha incontrato le sue opere, se n’è innamorata senza nemmeno battere ciglio. Marta Mancini è un’artista di Jesi, una pittrice per l’esattezza; nel 1998 esce dall’Accademia di Belle Arti di Urbino e da li inizia a dipingere, esporre e creare sempre nuovi equilibri astratti su tela. Il suo segno rimane fedele al tonale, pur passando dal periodo nero, al rosso, al blu, dove l’inizio e la fine dei suoi periodi è sempre e comunque rappresentato dal bianco.

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Non stupisce, già da questi primi dettagli, che il feeling con la Foresteria sia stato reciproco: le scelte dei colori e l’importanza del candore, uniti a punti di luce ed ombra che ne regalano sfaccettature e tridimensionalità appartengono al progetto sin dai primi attimi di concepimento. Al di là della gamma di colori che ben si sposa con la sobrietà delle camere, il rispetto per gli equilibri e la valorizzazione della forma si ritrovano dentro e fuori dal quadro, dove l’importanza della simmetria e l’ordine astratto della tela si uniscono in un tutt’uno con l’ambiente.

Si dice che, nell’arte astratta, sia lo spettatore a concludere l’opera, offrendo il proprio immaginario per un’interpretazione più o meno surreale, più o meno voluta dalla paternità artistica. Nei quadri appesi alle camere della Foresteria potete intravederci panoramiche di città notturne o schemi di campagna mezzadrile; potete vederci ciò che desiderate, per Marta è semplicemente un suo modo di parlare, è una forma di comunicazione che poco ha a che fare con le similitudini della vita che ci circonda.

Bene, per Filodivino è stato come tradurre in arte il suo intento: regalare al cliente la possibilità di rilassarsi e di esprimersi, di scegliere il tipo di soggiorno da regalarsi, senza sforzarsi di rientrare in alcun canone, e la voglia di poter offrire ai viaggiatori un angolo di sogno.

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