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Olio e vino, nettari della “terra di mezzo”

Oggi si gioca al contrario. Ecco un saggio di Gianni Sabbatini, giornalista marchigiano, gran conoscitore di questa terra, papà appassionato di Luca e Francesco, del Frantoio L’Olinda. Ci regala uno spaccato interessante di ciò che sta succedendo nella zona di San Marcello e ovviamente… c’è anche Filodivino! Lo ringraziamo e vi invitiamo alla lettura…

Una delle principale accuse che fanno alle Marche e ai marchigiani è l’eccesso di individualismo. E se facciamo una seria autocritica dobbiamo riconoscere che è un difetto reale. Abbiamo una innata propensione all’isolamento, all’autoemarginazione e a una certa dose di fatalismo. Più che un popolo siamo la somma arbitraria di un milione e mezzo di individui. Più che una regione siamo una costellazione quasi occasionale di torri comunali.

Qualcuno considera questi limiti delle virtù, le virtù del nascondimento. Le Marche, anche nei secoli passati hanno avuto la capacità di potersi sbriciolare in tanti sfuggenti microcosmi; l’inafferrabilità che deriva dall’essere numerose e diverse, tanto da sembrare inesistenti. I marchigiani sono un popolo di indole mite, faticatore per eccellenza, che accetta la vita per quella che è, che non ama i clamori, il protagonismo, lo stare alla ribalta. Salvo qualche rara eccezione, non hanno mai fatto rivoluzioni. Hanno accettato la storia fatta dagli altri, cercando di limitare e smussare il più possibile gli effetti peggiori.

Di veramente omogeneo in questa regione c’è poco o niente. Forse soltanto il nome che però, essendo al plurale, già allude al molteplice. E forse proprio l’inafferrabilità dell’essere numerose e diverse consente alle Marche e ai marchigiani di restare a galla in quest’epoca segnata da un inarrestabile processo di massificazione e di uniformità. I marchigiani hanno scarso amore per il rischio, per le scommesse, vogliono vivere quietamente e senza troppe incognite. Tutto questo, però, sembra in stridente contrasto con la mentalità imprenditoriale che pure in questa regione ha avuto ed ha esempi di straordinario successo. Il segreto, forse, sta nella equilibrata fusione fra la cultura dell’antica aristocrazia terriera e quella contadina-mezzadrile che hanno caratterizzato per secoli questa terra.

Significativi esempi di iniziative in controtendenza, rispetto alla mentalità dominante, li abbiamo trovati fra le dolci colline della Vallesina, a San Marcello, città dell’olio e del vino. Un paesino di circa tremila anime che non insegue il miraggio dell’industrializzazione a tutti i costi, ma ha scelto di restare legato alla sua vocazione agricola. Un territorio pressoché integro, un paesaggio incantevole, un susseguirsi di vigne e olivi, ogni spicchio di terra coltivato e curato con amore. Un ambiente e un paesaggio che affascinano e conquistano, specie chi non è abituato a questa dimensione ancora a misura d’uomo.

Recentemente sono approdati in questo piccolo paradiso alcuni imprenditori di Milano. Hanno ricostruito un vecchia abitazione colonica trasformandola in un centro di ospitalità di gran lusso, La Foresteria. Ora è in fase di avanzata costruzione una avveniristica cantina, in gran parte interrata, per garantire una climatizzazione naturale e una corretta maturazione dei propri vini, Verdicchio e Lacrima. Tutto questo su un dolce declivio dal quale si scoprono da un lato i monti, dall’altro il mare.

Per gente che viene da fuori la ritrosia, l’individualismo e la diffidenza dei marchigiani sono i primi ostacoli da superare. Qui a San Marcello, invece, sono caduti gran parte di questi tabù. A poca distanza da queste due importanti realtà ricettive e produttive un giovane imprenditore jesino sta realizzando un altro progetto, nel settore dell’olio, ma con gli stessi principi di base, ovvero esaltazione della qualità, tipicità, territorialità, tutela ambientale, salvaguardia del paesaggio, energie rinnovabili, recupero e riciclo dei materiali. Quasi confinante con Filodivino c’è il Frantoio L’Olinda dell’Azienda Faunistica Marche; un frantoio aziendale costruito al centro di un oliveto in cui sono state messe a dimora le varietà di olivo coltivate da secoli nelle Marche, ma ora a rischio estinzione (Raggia, Raggiola, Rosciola dei Colli Esini, Mignola, Carboncella, Orbetana, ecc.).

L’olio (come il Verdicchio e il Lacrima) è un nettare di questa “terra di mezzo” (come è stata definita dal Leopardi). Già nei testi del 1200 si parla di un prodotto ricercatissimo dai veneziani, maestri nel commercio, perché riuscivano a venderlo a un prezzo superiore proprio per le particolarità del sapore, del gusto, degli aromi e dei profumi.

L’Azienda faunistica Marche (Afm) e il Frantoio L’Olinda stanno cercando di recuperare e riproporre quei profumi e quei sapori proprio con la stessa logica e la stessa filosofia con cui Filodivino sta operando nel settore del vino. La collaborazione e lo scambio di esperienze fra queste diverse realtà è stato un fatto spontaneo e naturale, sfatando il luogo comune dell’incomunicabilità dei marchigiani e della loro tendenza all’isolamento.

Quando si parla lo stesso linguaggio è facile intendersi. I valori comuni e la condivisione degli obiettivi sono l’humus ideale per sviluppare progetti di pianificazione e di lavoro. In un mondo globalizzato queste piccole nicchie produttive potrebbero apparire come un marginale retaggio del passato. Sono in realtà un patrimonio inestimabile di creatività e genialità, un felice connubio fra territorio, natura, tradizioni, cultura, civiltà dei suoi abitanti e un ideale punto di incontro fra tradizione e innovazione .

Un’idea velleitaria del futuro? Forse. Ma questi piccoli-grandi imprenditori hanno idee molto chiare e precise. Si muovono con prudenza, non hanno fretta di bruciare i tempi. Con la politica dei piccoli passi stanno cercando di fidelizzare una cerchia di consumatori che ama, capisce e valuta le differenze. Si rivolgono a coloro che apprezzano i dettagli e le sfumature, a chi non si rassegna all’uniformità delle produzioni e all’appiattimento dei sapori. Con queste premesse non faranno mai grandi numeri. E ciò, nel mondo globalizzato, è sicuramente un limite. Ma a pensarci bene è anche una virtù. Prudenza, realismo e moderazione servono, se non altro, a limitare il rischio di inciampare e di cadere. E a volte il piacere, la gioia, la soddisfazione e l’apprezzamento per ciò che sei riuscito a offrire al consumatore valgono molto di più di un record di fatturato…

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