Vigneti Filodivino Verdicchio e Lacrima DOC delle Marche
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La coltivazione della vite è il destino naturale delle Marche. Qui l'equilibrio tra uomo e natura, tra vigneto e contadino, dura da secoli.
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La coltivazione della vite è il destino naturale delle Marche. Qui l'equilibrio tra uomo e natura, tra vigneto e contadino, dura da secoli.

Vicini al mare ma non lontano dai monti

Da un altro “Ermo colle” non molto lontano da quello molto più celebre di Leopardi, tutto intorno alla Foresteria e alla Cantina, ci sono i vigneti. Raggiungendo con lo sguardo le mura arroccate di San Marcello, verso nord ovest, si vedono le vigne più vecchie di Verdicchio, con oltre 50 anni di età. Scorrendo al contrario tutta la rosa dei venti, troviamo i nuovi impianti di Verdicchio e di Sauvignon Blanc. A sud sud-est ci sono quelli di Lacrima, ed altri di Verdicchio piantati tre anni or sono. Scendendo e salendo i naturali declivi ad est e nord-est ci sono i recenti impianti di Syrah. Tutti lì, i 20 ettari di vigneti abbracciano la cantina, la proteggono, la nascondono. La pianta più lontana è a 500 metri da essa e durante la vendemmia la ridottissima distanza è un grandissimo vantaggio. Se guardi ad est si vede il mare Adriatico, e se guardi ad ovest si scorgono i monti Sibillini, i monti “Azzurri”. Perché quando sono innevati riflettono il cielo, che nelle Marche è sempre azzurro. Anche quando non c’è il sole, anche quando piove. 

Vigneti
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Le vigne sono nel mezzo

Le vigne sono nel mezzo, più vicine al mare, ma non lontane dai monti. Ecco perché le piante hanno una dimora naturalmente favorevole alla salubrità e alla qualità. Perché i due aggettivi sono consequenziali. Da uno deriva l’altro. La brezza marina soffia ogni giorno tra le vigne, che sono piantate orientando il filare in modo, che scivoli tra di loro. L’aria passa tra le foglie e gli acini dei grappoli e porta via l’umidità, togliendo al fungo della Peronospora l’ambiente dove svilupparsi e prosperare. La vicinanza ai monti invece favorisce una discreta escursione termica, cioè la differenza tra la temperatura massima, che si ha di giorno e quella minima di notte. Le uve, durante l’agostamento e la maturazione, per sviluppare elementi qualitativi rilevanti hanno bisogno di temperature minime non inferiori ai 12-10°C, altrimenti avranno un ritardo di maturazione, e non superiori ai 20°C, altrimenti avranno un basso livello qualitativo. A San Marcello in generale e sui vigneti in particolare le temperature medie sono proprio nei parametri ottimali. I vigneti di Verdicchio hanno differenti esposizioni, e diverse altitudini, così possiamo compensare i capricci delle natura, con l’uso delle varie parcelle per produrre i nostri vini. Nelle annate più calde per generare il Superiore Filotto e il Riserva Dino utilizziamo le parcelle con esposizione a Nord, mentre nelle annate più fredde quelle a sud.

Cosa facciamo noi in vigna?

Tutto e niente. Tutto quello che possiamo prima, per non dover far niente poi. La pianta dev’essere sana, perché mens sana in corpore sano. La pianta sana si difende da sola. Nei vigneti appena piantati diserbiamo meccanicamente, cioè con l’uso di una fresa, per dare respiro alle giovani barbatelle, altrimenti soffocate dalla vigoria delle erbe spontanee. Negli impianti già a frutto, Non diserbiamo in nessun modo, ma al contrario lasciamo che erba, sonchus, colza, tarassaco, borragine piantaggine, bietole e ogni altra pianta spontanea crescano nel vigneto, perché la competizione con queste spinge la vite a sprofondare le proprie radici sempre più in basso, dove pesca ogni tipo di minerale. In un ambiente sano e ricco trovano dimora anche i nemici naturali dei parassiti, che li divorano appena questi si presentano. Durante l’inverno seminiamo favino trai filari praticando il sovescio, per arricchire di azoto il terreno in modo naturale. Accorciamo le cime, riduciamo il numero delle foglie, per aumentare insolazione e aereazione dei grappoli. Insomma coltiviamo rispettando ampiamente le regole dell’agricoltura Biologica, così dalla vendemmia 2018 tutti i vini avranno la certificazione da esporre sulla retro etichetta.

La vite è potata a guyot lasciando al massimo 7 gemme. La densità d’impianto è di 2700-3500 ceppi per ettaro.

E dopo un giorno di duro lavoro in vigna, arriva la notte. 

Smettono i rumori del fare e tacciono le voci degli uomini.

Mentre le luci, solo le luci, dicono di essi.

Urla dolce e profondo, il silenzio.

E non si fa fatica a comprendere perché…

 

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare. 

1819 Giacomo Leopardi

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